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venerdì 6 agosto 2010

Sul ritorno.



Oggi la mia amica lascia la Russia per tornare in Italia.

Mi sembra di sentirla, la sensazione di quando sai che i tuoi occhi si stanno posando per l'ultima volta su quegli oggetti, su quel paesaggio, su quell'ambiente che per un pò hai chiamato casa.

Mi ha fatto ripensare a come ho salutato io Tokamachi prima di partire: ho cominciato tre giorni prima, girando in bici per tutti i posti che per me erano legati ad un ricordo... quelli che avevano ospitato alcune riprese del film, quelli dove avevo conosciuto amici nuovi, quelli i cui ci eravamo fermati a parlare di notte e quelli in cui amavo andare da sola.

Ho salutato tutto, persino le tazze del tè in cucina, e per tutto c'è stato uno sguardo un pò più lungo, nel tentativo ti imprimere quell'immagine più a lungo nella memoria.

Per ultimo ovviamente ho lasciato il tempio, quello con il laghetto pieno di carpe e di rane, le statue dei jizo, la grande campana e il gatto rotondo del monaco...
Ho parcheggiato la bici e davanti al Buddha ho staccato dal cellulare giapponese il mio manekineko con il campanellino; l'ho nascosto tra le piante esattamente di fronte alla statua: se non potevo io tornare ogni sera a guardarlo, in qualche modo lo avrebbe fatto lui per me.

Anche adesso quando di notte mi manca la mia passeggiata al tempio, penso al mio gatto e a quella parte di me ancora nascosta tra le foglie e mi sento un pò meno lontana.

martedì 27 aprile 2010

In un pomeriggio come un altro


Qualche ora prima ti suona il telefono e senti una voce dall'altro capo che parla in inglese, ma con quell'accento che riconosceresti lontano un miglio, e poi ti trovi seduta ad un tavolino in Piazza della Scala a chiacchierare con un ragazzo giapponese mai incontrato prima, a cui è stato cancellato il volo a causa del vulcano islandese dal nome impronunciabile.

E' l'importanza delle connessioni, dei nodi che si formano tra le persone.
Nuovi nodi rendono possibile un'infinità di nuove esperienze... e quindi può succedere che in un pomeriggio qualunque ti trovi a conversare con qualcuno che ha dormito nella stanza accanto a quella in cui tu hai passato tre mesi delle tua vita, in mezzo alle risaie di Niigata.

Qualcuno che ha vissuto per un pochino con le stesse persone con cui hai vissuto tu, che ha condiviso le stesse tazze, lo stesso ofuro, semplicemente perchè si è trovato a passare davanti a quella casa un po' speciale ed è stato invitato ad entrare.
Quel posto era proprio così: aperto.
Spesso capitava che i passanti buttassero l'occhio e venissero invitati ad unirsi a tavola, magari anche solo per un caffè italiano, anche solo per quattro chiacchiere.
Capitava anche che arrivasse qualcuno a notte fonda, mentre meditavi di andare a dormire, allora tutto ricominciava.
E' così che nascono le amicizie, le connessioni, le occasioni per conoscere talenti diversi.
Mai tirarsi indietro. Connettere più persone possibile.

Non è semplicemente perfetto? Il tempo che si trascorre in questo modo per me è il tempo meglio speso in assoluto.

giovedì 18 marzo 2010

Tradizione

Ho pensato l'altro giorno che è già passato un anno da quando sono partita per la prima volta verso
Tokamachi.
Mi ricordo che in aeroporto, dopo aver salutato tutti mentre scendevo con le scale mobili nell'area riservata ai viaggiatori, ho pensato che ero da sola e non sapevo dove stessi andando... non mi immaginavo niente di quello che poi è successo realmente.
Ma non è tanto dell'andata che vorrei parlare ora, quanto del ritorno.
Pare ci sia una tradizione che si ripete, indipendentemente dalla mia volontà, il giorno prima che io lasci il Giappone: per un motivo o per l'altro, sembra sia destino che ci si debba salutare dall'alto.
Una volta perchè vengo coinvolta in una scalata aziendale sul Kintokiyama, una volta perchè si partecipa alla cerimonia dei sette anni (di cui scriverò in seguito) verso il santuario più antico di Niigata, e una volta perchè... mi trovo di fronte alla Tokyo Tower e non posso non salire.

Su per giù 330 metri di torre, uguale ma più alta rispetto alla sorella ispiratrice francese.
Questa volta ero da sola, in esagerato anticipo rispetto all'appuntamento per il quale ero uscita: ho fatto la fila insieme alle scolaresche, ai ragazzini che si facevano le foto con il cellulare, e ho aspettato il mio turno dietro la linea gialla per prendere un ascensore ultrafuturistico e semibuio, illuminato da led di colori variabili.
Una volta in alto, Tokyo a 360 gradi, dall'oceano al Fuji San.

I grattacieli accanto ai templi, i parchi nascosti, i campi
da baseball delle scuole, le sopraelevate.
Un formicaio che dal basso non rende giustizia alla sua vastità.
Dall'alto non se ne vede la fine, se non nei giorni limpidi in cui il Fuji è l'unico punto di riferimento naturale.


Era quasi sera, mi sono goduta il saluto con la luce più bella.


lunedì 8 febbraio 2010

Yayoi Kusama a Milano


... ovvero quando un ricordo bussa alla porta.

C'era una scultura bellissima a Tokamachi, per essere precisi alla stazione di Matsudai: un fiore tentacolare di mille colori, tutto ricoperto di pois, in mezzo al verde dei prati e vicino al fiume.
Mi piaceva guardarla ogni volta che passavo in macchina con Higuchi san, e la volta che gli altri sono entrati al museo e io mi sono fatta lasciare fuori, sono salita sulla collinetta per guardarla da vicino.
Sono rimasta un pò lì ad osservare le libellule, poi sono scesa al fiume.

Poi sono tornata in Italia.

Fatto sta che in questo inverno freddissimo ad un certo punto ho visto i manifesti con la foto di una enorme zucca gialla a pois neri, ma non ho detto niente a nessuno, pensando forse che non avrei trovato molti candidati disposti a venire con me alla mostra.
Forse ero anche un pò restia all'idea di sovrapporre altre immagini al ricordo del fiore tentacolare.
Ma quando Angela a sfoderato la locandina non ci sono più stati santi.

Un enorme fiore variopinto su sfondo pimpa era esattamente quello che ci si poteva spettare all'ingresso della mostra: quello che invece non mi sarei aspettata per niente è stato lo scoprire che questi innumerevoli Polka Dots (non è un bellissimo nome per un gatto???) che io chiamavo incoscientemente pois, non sono per niente frutto di un'anima allegra ma di una specie di ossessione maniacale.

... ma dopotutto la poesia è di chi la legge, e una scultura è altrettanto: a me continuano a mettere allegria!


Ps: se solo fossi un po' meno pigra ci sarebbero talmente tante cose da fare e vedere a Milano...

mercoledì 27 gennaio 2010

Memento


Da tempo ho voglia di ricominciare a scrivere: su questo blog, ma anche e soprattutto sui miei diari, sui miei quaderni durante i viaggi in metrò.

Ho riletto pagine di 5 o 6 anni fa e improvvisamente ho rivissuto intere serate o pomeriggi in biblioteca a Baggio, ho ricordato persone, frasi, prime impressioni.
Ho scoperto anche qualche bugia, di quelle che poi con il tempo saltano fuori e fanno quasi tenerezza.
Ho avuto voglia di rivedere amici che avevo un pò perso, e poco importa se uno di questi, dopo aver ricevuto un mio messaggio tipo "come stai? ho voglia di vederti" , si sia presentato chiedendo se avessi deciso di sposarmi o se ci fossero altri grandi notizie che giustificassero l'evento.

Voglio scrivere perchè quando rileggerò queste pagine tra anni magari scoprirò qualcosa di nuovo che adesso non vedo, mi ricorderò dell'umore da lavoro precario e del senso di meraviglia mista a vago smarrimento di fronte alle mille possibili combinazioni di sanitari per la mia prima casa.
Voglio scrivere per me, conservare delle tracce.

Morale: ricominciare a scrivere richiede un minimo di ufficialità, non si può mica fare su un quaderno qualunque.
Va scelto apposta, tanto più che dal mio ritorno dal Giappone, la copertina di stoffa con i fiori di pruno che mi ha regalato Kimie si sta impolverando sul comodino.
Qui libri di quel formato non si trovano, ma diari si: ne ho trovato uno su cui calza a pennello.

martedì 1 dicembre 2009

Il cuore delle cose - un racconto fotografico


E benvengano siano gli insegnanti severi, quelli che un pò ti fanno soffrire ma che poi ti porti dentro per tutta la vita, quelli che insegnano sempre e soprattutto fuori dagli orari di lezione, anche quando non sei più studente.
Quelli con cui, una volta laureato, costruisci un rapporto.
Benvenuti quelli come Virginia Sica, che torneremmo tutti in aula ad ascoltare per ore.

Con lei giovedì in Statale racconterò attraverso alcune foto l'esperienza del mio ultimo viaggio nelle campagne giapponesi. Non so bene come sia capitata un'occasione del genere, fatto sta che il discorso è pronto: certo se non avessi infilato in valigia anche le parole delle sue lezioni strapiene di studenti, sicuramente in quei tre mesi avrei capito molto meno.

Per chiunque avesse voglia di essere presente... ci vediamo alle 14.30 in Aula Magna, Polo di Mediazione linguistica e culturale - Piazza Indro Montanelli 1-14, Sesto San Giovanni (MI)!

venerdì 6 novembre 2009

Blocco del blogger.


Da parecchi giorni trascuro questo blog, ma non perchè non abbia cose da scrivere.
Il fatto è che, al di là dei mille lavori che mi occupano le giornate ma non rimpinguano il conto, ho una specie di blocco: da un lato l'ultimo viaggio si fa sempre più lontano, dall'altro la situazione qui sembra ancor meno definita del solito... aspetto sempre che succeda qualcosa di compiuto, con un inizio e una fine, di cui poter scrivere.
Una specie di limbo, insomma, e qualcosa mi dice che ci sarà da attendere ancora un pò.
Nel frattempo preparo una selezione di foto per la mia prima esperienza in università dopo la laurea: in una sorta di conferenza, il 3 dicembre, cercherò di raccontare la vita nelle campagne giapponesi, le persone, i suoni, i sapori e i colori del vero motore dell'Impero.
Scorro foto su foto e rivivo mille situazioni.

Catalogare i ricordi è un lavoro che richiede un sacco di tempo.

lunedì 21 settembre 2009

Il mio vicino Totoro

Serranda di un garage a Tokamachi!

Dopo 21 anni dalla sua uscita in Giappone, Totoro è arrivato nelle sale italiane: pur avendolo visto decine di volte, siamo corsi al cinema.
Tanti bambini ma anche adulti, qualcuno da solo, che sicuramente come noi sapeva già cosa stava andando a vedere.

Io ho cominciato a piangere coi singhiozzi alla prima schermata blu, e non ho più smesso. Non perchè ci fosse qualcosa di triste ma, anzi, perchè era tutto incredibilmente bello.

Lì è contenuto con esattezza il motivo del mio amore sviscerato per quella terra, quello che a parole non riesco mai a spiegare.

Il fatto è il Giappone è capace di creare sogni simili, che poi in fondo forse sogni non sono.

L'atmosfera delle risaie, delle case di legno e dei santuari, delle cicale e delle rane, lo spirito dei boschi... non è così magico perchè si tratta di un cartone animato. E' così davvero.
Chi di noi da bambino non ha mai visto muoversi i Nerini del buio (makurokurosuke) agli angoli della stanza, spegnendo la luce prima di addormentarsi?

Avrei voluto che in quella sala ci fossero tutti i bambini di Milano (e possibilmente meno madri: "eh si, questo cartone è più da femmine"... mio Dio.) perchè, se solo potessero crescere tenendo a mente questa meraviglia, io credo avrebbero una vita più genuina, più gentile, più lieve.


Totoro alla fermata del bus e la crescita dei semi...

sabato 12 settembre 2009

Terra, acqua e fuoco.


Tra tutte le esperienze nipponiche che non ho ancora raccontato e tra cui sto cercando di fare ordine nella mia testa, c'è questa, iniziata come tutte le altre: la vicina di casa dal grembiule giallo che mi sveglia di buon'ora e mi carica in macchina per una destinazione imprecisata.
Una vecchia scuola in montagna, ho scoperto poi, in cui un maestro insegnava alle donne del luogo a lavorare la terracotta.

L'imperfezione speciale

Ciabatte all'ingresso, grembiule da lavoro, un tornio a testa e soprattutto tutte le spiegazioni in giapponese. Si sono fatti in quattro per farsi capire.
Il mio tornio che girava veloce, la mia fatica evidente e qualche fallimento tecnico non gli impedivano di esclamare "sugooooi", "jozu neeee"... ma io nella mia opera non vedevo granché di eccezionale.

...La mia firma!

Le mani del maestro invece erano uno spettacolo. L'argilla gli obbediva silenziosa, si piegava ad ogni sua leggera pressione senza che lui facesse fatica.
Più efficiente di una macchina, in un paio di minuti preparava tazze da the, piatti, vasi.


Sono stata alla scuola tre volte in tutto: la prima ho dato forma alle mie tazze, la seconda, con l'argilla quasi asciutta, le ho decorate, ma la terza..... è stata una cerimonia tribale.
Innanzi tutto era notte fonda.
Il maestro non era nell'aula ma all'aperto, vicino al forno con alcuni uomini del paese: erano lì da tre giorni, a curare il fuoco, dandosi il cambio per riposare sui sacchi a pelo stesi in classe.
Le donne si occupavano di portare qualcosa da mangiare, una zuppa di miso calda che li riscaldasse, il caffè che li tenesse svegli.
Loro a turno controllavano la temperatura, aggiungevano legna, facevano respirare il fuoco in un paesaggio completamente nero e sommerso nel gracidare delle rane.
Tante risate, tanto sake (che il maestro aveva chiesto di evitare per non perdere la concentrazione), tante stelle sulle nostre teste.
Intorno al fuoco, come in una cerimonia che sa di antico.

La tribù intorno al fuoco

martedì 18 agosto 2009

Cicale



Se ogni stagione ha un suono, quello dell'estate per me è il frinire delle cicale.
E mai ne ho sentite tante tutte insieme come camminando verso il tempio di Tokamachi.

giovedì 13 agosto 2009

ゴールデン街


Quella notte non ho fatto foto, nemmeno una: la macchina era appoggiata sulla mensola un pò precaria di quel locale e non l'ho mai toccata.
Semplicemente, mi sono dimenticata.
O forse, visto che di fronte ad uno scenario del genere era impossibile dimenticarsi, ho scelto per una volta soltanto di godermelo.
Mi sono goduta la visione del barista dai capelli arancioni e l'asciugamano legato sulla fronte per combattere il caldo umido di una notte di agosto a Tokyo, mi sono goduta l'atmosfera intima intorno a quell'unico tavolo intorno a cui era costruito il locale.
Ci si stava in 4, meno di 10 metri quadri, e noi (un regista, un attore, un produttore cinematografico ed una fotografa), col barista l'abbiamo riempito.
Il tempo si è consumato in fretta, tra sigarette al mentolo, Shochu e pensieri un pò più sinceri del solito.
Era qualcosa che non si poteva fotografare.
Una serata perfetta e troppo veloce, tra i vicoli del Goldengai di Shinjuku.

martedì 11 agosto 2009

La terra che trema


Da due giorni sono tornata in Italia e in Giappone la terra ha tremato due volte.
Attaccata al televisore aspetto notizie un pò più precise, ma i servizi sono sempre gli stessi....

Un terremoto di cui nessuno ha parlato, perchè insignificante, una settimana fa mi aveva svegliato nel mio futon, nel cuore della notte: il pavimento tremava, le assi della nostra casa di legno scricchiolavano.
Uno come quello di questa mattina non riesco nemmeno ad immaginarlo.

Mi viene da pensare all'ultimo giorno a Tokamachi, in cui Nobu è venuto a casa a prendermi per portarmi in un santuario Shinto ai piedi di un monte, in cui si sente la natura con i suoi dei.
In macchina abbiamo parlato tanto e mi ha raccontato perchè porti sempre gli anfibi militari, anche sotto lo yukata estivo: "E' dal terremoto di cinque anni fa... con questi posso andare ovunque e aiutare le persone".
L'attuazione nipponica del "Si vis pacem, para bellum".

Vorrei tanto che fosse finita e non ce ne fosse più bisogno.

martedì 4 agosto 2009

The pain I'm used to


Sono gli ultimi due giorni qui a Tokamachi e l'aver consegnato il portfolio ad un direttore di eventi di Tokyo, arrivato qui apposta per incontrarmi, non rappresenta ancora una concreta possibilita' di ritorno.

E' uscito anche il sole, dopo interminabili giorni di pioggia, e di sicuro non mi rendera' piu' facile lasciare questi posti: il verde brillante delle risaie, le case di legno e queste persone che sorridono sempre, che ti parlano anche se non puoi capire, che ti riempiono di regali, che passano il loro giorno di riposo portandoti in giro per le montagne.

lunedì 27 luglio 2009

柏崎市の花火、fuochi d'artificio a Kashiwazaki




Ho sempre letto di festival di questo genere nei fumetti, ho visto nei cartoni animati le ragazze vestite in yukata, le lanterne per le strade, e sempre mi sono chiesta se davvero fosse qualcosa di  cosi' poetico.


In realta' e' molto di piu'.
Due ore di fuochi che illuminano a giorno i volti di centinaia e centinaia di persone sedute in riva al mare, quasi in silenzio, e la fanfara che annuncia le esplosioni piu' importanti.



Esplosioni che rimbombano nel petto e alzano un coro di "oooooh".

Il cielo sembra quasi che non essere abbastanza grande.


Due ore di colore, di meraviglia, e poi una fiumana che si riversa composta nelle strade del paese, con le proprie stuoie sotto braccio e qualche bimbo addormentato sulle spalle dei genitori.

sabato 25 luglio 2009

Anteprima


Ieri pomeriggio grande fermento: alle 16 ritrovo nel teatro di Tokamachi per prepararsi al grande evento, l'anteprima del film しゃったぁず4 per gli abitanti della citta'.
Mesi di lavoro.
Tutti agitati per un cambio di orario e luogo di proiezione repentino comunicato solo 2 giorni prima, ci chiedevamo quante persone si sarebbero presentate... 
Quando le prime sono cominciate ad arrivare e' stato commovente.
Alcuni settori del teatro erano stati chiusi credendo forse che non sarebbero serviti, ma sono stati aperti ed in parte riempiti. 
La proiezione e' stata preceduta dal discorso dei 4 membri fondatori del progetto - Hatanaka, Yuta, Kris e Mouri- che hanno raccontato i loro intenti, l'aiuto delle persone locali nella realizzazione del film e quanto il loro progetto si sia ingrandito rispetto alle ipotesi iniziali.

Ha parlato il sindaco di questa citta' che in inverno viene sepolta da metri di neve e nonostante tutto resiste, sono stati intervistati tre dei quattro attori principali.

Il film, che per la prima volta ho visto dall'inizio alla fine e non spezzettato per scene, e' scorso semplice, sereno, pulito, con un messaggio chiaro che sicuramente e' stato apprezzato.
Gran parte delle persone in sala si e' vista recitare sul grande schermo. 
Alla fine sui titoli di coda molti applaudivano a ritmo di musica... e fortse qualcosa qui sta gia' cambiando, ma di questo vi raccontero' la prossima volta.


domenica 19 luglio 2009

Monsone


Non so chi sia il metereologo che settimana scorsa ha annunciato la fine della stagione delle pioggie, notizia immediatamente recapitata sul cellulare dei cittadini, ma con ogni probabilita' al momento sta distribuendo fazzolettini omaggio a Shibuya.

Piove, piove, piove, l'aria e' sempre umida e i pochi raggi di sole che spuntano ogni tanto non fanno altro che aumentare l'afa e il malumore.
Gli unici ad essere rigogliosi e felici di questo clima sono i campi di riso, di un bel verde vivace.
Nel frattempo i lavori di preparazione procedono e qui e' tutto un avvicendarsi di persone che si offrono come manovali, operai, autisti, cuochi... asciugamano legato in testa , qualche inchino e via andare.

mercoledì 15 luglio 2009

Quel che resta del sushi


Se l'ultima sera Tokamachi mi sono trovata davanti ad un enorme vassoio di sushi gentilmente offerto dai coinquilini, questa volta la sorpresa e' stata ancora piu' grande, proporzionalmente alle dimensioni del piatto.

Non c'e' voluto molto perche' restasse solo un fagottino di riso e qualche chicco sparso qua e la, mentre noi chiacchieravamo e ricreavamo l'atmosfera di un paio di mesi fa, riesumando il ricordo di qualche episodio divertente.

E' ancora una grande famiglia, che si allarga e si restringe velocemente, fatta di gente che va e che viene a qualunque ora del giorno e della notte. 
C'e' qualcosa di speciale, in questa vecchia casa circondata dai grilli, che invita tutti ad entrare.

martedì 14 luglio 2009

Ora di punta


Toccata e fuga a Tokyo, per restare più tempo possibile a Tokamachi: una notte soltanto ed una giornata per gli acquisti da grande città.
Puntello fissato con i due compagni di viaggio (Hatanaka San - regista e Mouri San - produttore del film) alle 20 in una stazione poco lontano da Shibuya, dove avrei dovuto comprare un paio di cose da Tokyu Hands.... quindi perché fare due volte la strada, una volta per le compere e una con i bagagli?
Tanto a Shibuya c'e' il deposito!

Errore.

O meglio, il deposito c'e' -una volta che lo trovi- peccato che non ci sia un buco libero... in più sono le 18 di venerdì sera, tutti escono dal lavoro e si riversano nelle strade già affollate di per se' in qualunque ora del giorno.
Io ho zaino da viaggio, la valigiona che supera i 20 kg e per non farsi mancare niente anche qualcosa che nello scorso viaggio non ero riuscita a portare a casa.
Ma non posso abbandonare l'idea di andare da Tokyu Hands, sarebbe un tradimento alla tradizione... quindi comincio a spingere la mia valigia, infastidendo visibilmente i più.

Fa un caldo inenarrabile: 30 gradi, umidità al 90%, ma non piove.
La stagione monsonica e' tremenda.

Raggiungo il grande magazzino, che non e' mai immediato da trovare e  per giunta in una strada in salita, alla cassa prendono in consegna la mia valigia e sono libera di salire al piano B2 a cercare quello che mi serve... peccato che non ci sia più.

Io ci ho provato. 
Riprendo la mia valigia e torno alla fermata della stazione, probabilmente con aria un po' sconsolata perché una signora mi chiede se abbia bisogno di una mano.

La scoperta peggiore pero' devo ancora farla: devo ancora varcare i tornelli della metro e accorgermi che da quell'ingresso non c'e' nessun ascensore.
Se non fosse stato per un angelo americano che ha preso la mia valigia e l'ha portata su per due rampe di scale, non so come avrei fatto... ecco qui il sito di Samm Bennett, musicista provvidenziale!


venerdì 10 luglio 2009

Abitudine


Abitudine vuol dire anche entrare in un fastfood giapponese (dove fast signifca che non fai in tempo a sederti che hai gia` ordinato e sei gia`stato servito, con tanto di the freddo offerto come standard e ringraziamenti gridati dalla cucina), mangiare riso e manzo da sola leggendo l'Internazionale (che con fatica sei riuscita a recuperare a Malpensa prima di partire), e non sentirti a disagio.

E quattro.



Volo turbolento che mi ha lasciato dormire poco, per la prima volta JAL sebbene il biglietto fosse Alitalia: un aereo enorme a due piani, di quelli che se li guardi partire sembra incredibile che possano decollare, ma che quando sei a bordo hanno un'accelerazione che ti incolla al sedile.
In effetti la partenza e' il momento del volo che mi piace di piu'... dentro di me mi accorgo di pensare sempre "dai dai dai dai, vai, di piu'" finche` le ruote non si staccano da terra.

Dopo 10 ore e 40' sono atterrata in una Tokyo umida e afosa che toglie il respiro e appiccica la pelle: 30 gradi e 90% di umidita`, senza pioggia.
Ho compilato i moduli all'arrivo senza nemmeno stupirmi piu'del fatto che mi venga chiesto di certificare che non ho compiuto reati, che non porto con me armi da fuoco, droghe di alcun tipo, coccodrilli o altri animali di specie protetta.
Ovviamente ho sorvolato anche stavolta sui salami e i formaggi da regalare nascosti in valigia.

Dall'aeroporto alla citta' ho scelto la via piu' lunga ed economica: treno JR fino a Shinagawa, con temperature polari che fanno immediatamente colare il naso, e poi metro fino a casa... in totale 2 ore e 30' di viaggio.

La sensazione questa volta e` ancora diversa: sono abituata, e` tutto familiare; suoni, profumi, aeroporto, linee della metro.
Anche qui a casa non sono piu` un evento, ma semplicemente qualcuno che torna da un viaggio e con cui riprendi i discorsi lasciati prima della partenza.
Ho ritrovato i miei asciugamani ad aspettarmi sul futon pronto ed alcune cose che avevo lasciato, esattamente nella stessa posizione.
Il cane stamattina e` venuto a dormire con me.
Tutto normale insomma, dall'altra parte del mondo.