
... e le loro vite cambiano, e si moltiplicano.
Tanto che domenica mi si è addormentato in braccio il primo figlio nato da qualcuno della compagnia che frequentavo al parco, quando avevo sedici anni.
Il figlio di uno quegli amici di cui provavo ad immaginarmi il futuro, troppo banale per avverarsi sul serio: qualcuno nella mia testa sarebbe diventato ingegnere, qualcuno musicista, qualcuno impiegato... ma non so perchè, mai me li sono immaginati genitori.
Forse perchè è qualcosa di inimmaginabile: il papà suona la chitarra e lui, che gli assomiglia, ride e batte le mani.
Next generation.
Buon segno.