
Non so voi, ma io quando comincio ad intravedere da lontano il corteo che si raduna, le bandiere, i tamburi, ho sempre cinque minuti di magone.
Ma dove sono tutte queste persone di solito?
E non è solo perché è una bella giornata e fa un caldo agostano: ci sono mille magliette indossate in sostegno ad Emergency, c'è il banchetto che raccoglie le firme contro la privatizzazione dell'acqua (e che a fine serata ha esaurito i moduli mentre c'è ancora chi aspetta in coda per firmare), ci sono i partigiani che con il passo spedito sono già in Duomo prima ancora che in Porta Venezia ci si sia accorti che il corteo è partito.
Ci sono persone che hanno le idee chiare e che si fanno sentire.
E' solo che nei giorni qualunque, al supermercato, nelle macchine che ci affiancano mentre giriamo in vespa, in metropolitana, queste facce mi sembra di non vederle mai.
Oggi c'erano un sacco di famiglie, tantissimi (ma proprio tanti) bambini, immigrati, anzianissimi vispi che reclamano il sacrosanto diritto di parola per coloro i quali questa giornata l'hanno resa possibile e zittiscono chi farebbe senza dubbio meglio a tacere.

















































